Corsi Coaching e Mentoring: Sviluppo Persone e Crescita Professionale
Formazione coaching e mentoring per sviluppare competenze di ascolto attivo, domande potenti, feedback trasformativo e supporto alla crescita professionale. Impara metodologie ICF, GROW model, conversazioni di sviluppo e tecniche per sbloccare potenziale collaboratori.

Cosa imparerai nei corsi di Coaching e Mentoring
Coaching e mentoring sono approcci complementari per sviluppo talenti: coaching aiuta persona a trovare proprie soluzioni attraverso domande e riflessione (approccio non direttivo), mentoring condivide esperienza e guida attraverso consigli (approccio direttivo). Gallup evidenzia che manager-coach aumentano engagement fino 60%. I nostri percorsi coprono coaching skills, mentoring efficace, conversazioni di sviluppo, feedback trasformativo, GROW model, domande potenti, ascolto attivo livello 3.
Imparerai a condurre conversazioni coaching efficaci con GROW model (Goal-Reality-Options-Will), sviluppare ascolto attivo profondo (livello 3: cogliere non detto, emozioni, pattern), fare domande potenti che stimolano riflessione e insight (domande aperte, espansive, generative), fornire feedback trasformativo che ispira azione (non critica ma empowerment), gestire programmi mentoring strutturati (matching, obiettivi, frequenza, misurazione), applicare principi core coaching ICF (International Coaching Federation): presenza, ascolto, consapevolezza, progettazione azioni. Focus su coaching vs consulenza vs terapia: coaching è orientato a futuro, obiettivi, azione (non risolvere problemi passati o patologie).
A chi è rivolto questo percorso formativo
- Manager e team leader: integrare coaching skills nella gestione quotidiana team
- HR e talent developer: supportare crescita collaboratori con conversazioni sviluppo
- Coach professionisti aspiranti: ottenere certificazione ICF e avviare pratica coaching
- Mentor interni: guidare junior e high potential con efficacia
- Professionisti senior: restituire esperienza supportando crescita nuove generazioni
Vantaggi della formazione Coaching e Mentoring
Sviluppo talenti accelerato
Coaching e mentoring accelerano crescita professionale collaboratori fino al 70%, riducendo tempi apprendimento e aumentando autonomia.
Engagement e retention superiori
Collaboratori che ricevono coaching/mentoring hanno 60% engagement maggiore e 50% probabilità in più di rimanere in azienda.
Cultura apprendimento continuo
Approccio coaching crea cultura di curiosità, riflessione e miglioramento continuo che permea tutta organizzazione.

Come scegliere il formato più adatto al tuo team
Ogni formato è progettato per adattarsi alle diverse esigenze di sviluppo competenze coaching e mentoring e contesti aziendali.
Corso in presenza → ideale per:
- Certificazioni coaching ICF che richiedono ore pratica supervisionata con feedback live
- Role-play intensivi conversazioni coaching con attori e debriefing immediato
- Programmi mentoring aziendali con matching mentor-mentee e kick-off presenza
- Workshop avanzati tecniche domande potenti e ascolto profondo con pratica triade
Corso online → ideale per:
- Fondamentali coaching skills e GROW model accessibili con flessibilità oraria
- Manager geograficamente dispersi che vogliono integrare coaching nella gestione
- Certificazioni ACC ICF con ore core competencies erogate online accreditate
- Mentor training per programmi mentoring virtuali cross-geografici
Corso blended → ideale per:
- Teoria coaching ICF online + pratica supervisione sessioni reali in presenza
- E-learning GROW e domande potenti + workshop live per conversazioni difficili
- Piattaforma video modelli coaching + sessioni gruppo pratica peer-to-peer
- Certificazione PCC: ore online asincrone + retreat intensivo valutazione competenze
Domande frequenti su Coaching e Mentoring
Qual è la differenza tra coaching e mentoring?
Il coaching è un approccio non direttivo: il coach aiuta la persona (coachee) a trovare le proprie soluzioni attraverso domande potenti, ascolto attivo e riflessione guidata. Non fornisce consigli diretti ma facilita l'insight personale, con focus sul futuro e sugli obiettivi. Il mentoring, invece, è un approccio più direttivo: il mentor condivide la propria esperienza, conoscenze e consigli per guidare il mentee nel suo percorso. Il focus è sullo sviluppo di carriera e sul trasferimento del sapere. Un'analogia utile: il coaching è come un'ostetrica che aiuta a far emergere ciò che già c'è dentro, mentre il mentoring è come una guida esperta che mostra la strada. Nella pratica, i due approcci spesso si integrano: un mentor efficace usa skills di coaching per responsabilizzare, mentre un coach può occasionalmente condividere esperienze pertinenti.
Cos'è il GROW model e come si usa?
Il GROW è il framework di coaching più diffuso al mondo, sviluppato da John Whitmore. Struttura la conversazione di coaching in 4 fasi sequenziali: 1) Goal - definire l'obiettivo specifico della sessione ("Cosa vuoi ottenere oggi?"), 2) Reality - esplorare la situazione attuale in modo oggettivo ("Cosa sta succedendo ora?"), 3) Options - generare possibili azioni e soluzioni ("Quali opzioni hai a disposizione?"), 4) Will/Way forward - impegnarsi su un'azione concreta ("Cosa farai esattamente? Quando?"). La chiave del successo è che il coach faccia 80% domande e 20% ascolto, evitando assolutamente di fornire soluzioni preconfezionate. Esistono anche varianti come GROW + T (Topic) e OSKAR (orientato alle soluzioni).
Cosa sono le domande potenti nel coaching?
Le domande potenti sono domande che stimolano una riflessione profonda, generano insight e aprono nuove prospettive. Hanno caratteristiche specifiche: sono aperte (richiedono più di un sì/no), brevi (evitano domande multiple concatenate), orientate al futuro ("Cosa vuoi?" invece di "Perché non hai?"), neutre (senza giudizi impliciti) e generative (creano possibilità invece di limitarle). Esempi efficaci includono: "Cosa ti renderebbe davvero orgoglioso?", "Se tutto fosse possibile, cosa faresti?", "Cosa non hai ancora considerato?", "Come sapresti di aver avuto successo?". Da evitare: domande chiuse, l'uso eccessivo del "perché" (che può mettere sulla difensiva) e le domande che mascherano consigli ("Hai pensato di...?").
Come si struttura un programma di mentoring aziendale efficace?
Un programma di mentoring efficace richiede struttura e governance chiare. Gli elementi essenziali sono: definire obiettivi chiari (sviluppo di high potential, onboarding, diversità, pianificazione della successione), creare un matching intelligente tra mentor e mentee basato su affinità di valori, complementarità di competenze e disponibilità reciproca, fornire formazione ai mentor su skills di coaching, ascolto attivo e feedback costruttivo, stabilire linee guida precise su frequenza degli incontri (tipicamente mensile), durata del programma (6-12 mesi), confidenzialità e aspettative reciproche, implementare un monitoraggio costante con check-in intermedi e survey di soddisfazione, e infine prevedere momenti di celebrazione per riconoscere l'impegno dei mentor e condividere i successi. Gli errori da evitare assolutamente sono il matching forzato, la mancanza di formazione adeguata e l'assenza di follow-up.
I manager possono fare coaching o servono coach professionisti?
Entrambe le figure hanno valore in contesti diversi. I manager-coach (manager che integrano coaching skills nella gestione quotidiana) sono particolarmente utili per conversazioni di sviluppo quotidiane, feedback costruttivo, problem solving collaborativo ed empowerment del team. Tuttavia hanno dei limiti: possibili conflitti di interesse legati alla valutazione delle performance e difficoltà nel mantenere una totale neutralità. I coach professionisti esterni, invece, sono più indicati per lo sviluppo della leadership senior, transizioni di carriera delicate, temi personali sensibili e obiettivi trasformazionali profondi. Il loro vantaggio principale è garantire confidenzialità totale, neutralità assoluta ed expertise specializzata. La soluzione ideale è un approccio ibrido: manager formati con coaching skills per il supporto quotidiano e coach esterni per situazioni critiche o strategiche. Aziende come Google e Microsoft formano tutti i loro manager alle coaching skills.
Quali certificazioni di coaching esistono e quale scegliere?
L'ICF (International Coaching Federation) rappresenta lo standard globale di riferimento. Offre tre livelli di certificazione: ACC (Associate Certified Coach, livello entry con 60 ore di formazione + 100 ore di pratica), PCC (Professional Certified Coach, 125 ore di formazione + 500 ore di pratica) e MCC (Master Certified Coach, il massimo livello riconosciuto). Esistono alternative valide come EMCC (European Mentoring and Coaching Council) e AC (Association for Coaching). Per i manager che vogliono integrare le coaching skills nel loro ruolo, spesso bastano corsi pratici senza certificazione formale. Per i coach professionisti che vogliono esercitare la professione, la certificazione ICF ACC è il minimo consigliato per avere credibilità sul mercato. La scelta dipende dall'obiettivo (integrare nel ruolo attuale vs diventare coach professionista), dall'investimento di tempo e denaro disponibile e dal riconoscimento geografico necessario. ICF rimane la più riconosciuta a livello globale.